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Le origini del caffè

Sulle sue origini vi sono molte leggende.

La più comune, lega il caffè ad un certo Kaldi, pastore yemenita le cui capre e cammelli mostravano particolare vivacità notturna dopo aver “cenato” con determinate bacche. Lo stesso Kaldi, segnalò la stranezza all’abate Yahia, del vicino Monastero Chehodet. Fu proprio il religioso ad intuire per primo le proprietà delle bacche e a ricavarne una bevanda dal colore scuro. Il monaco, iniziò così a rimanere sveglio di notte proprio come le capre e i cammelli di Kaldi, con l’unica differenza che lui pregava.

Il caffè di Maometto

Secondo un’altra leggenda, forse meno nota, le proprietà del caffè “favorirono” anche il profeta Maometto. Si narra infatti, che Allah in “persona”, inviò al suo prediletto malato una pozione dal colore scuro come la Sacra Pietra Nera della Mecca, la “qawa” (nome che ancora oggi indica il caffè nel mondo arabo). Barista per l’occasione, l’Arcangelo Gabriele. Stando al racconto, Maometto bevve la bevanda scura, riprese forze e vigore e di colpo e ripartì per grandi imprese. Tra cui come è noto, non figura l’essersi recato dalla montagna.

Il caffè in Italia e nel mondo

A giocarsi nell’Occidente, la primogenitura della “Bottega del Caffè”, sono Venezia e Livorno. Siamo attorno al 1640. Se rimane incerto dove fu fatto il primo caffè “commerciale” italiano, di sicuro si può dire dove sprigionò il suo aroma e il suo profumo, ovunque.

1960. Una piccola flotta di marinai olandesi di rientro dalle coste di Moka nello Yemen, piantano a Sumatra e Giava alcune piantine prese come souvenir. Nascono le prime grandi piantagioni di caffè che presto si diffonderanno in Brasile e in tutta l’America centrale e meridionale.

Il caffè sospeso

Immaginate di entrare in un bar. Le orecchie ascoltano il tintinnio di piatti e cucchiaini. Il naso è immerso nel profumo di caffè. Gli occhi, a fotografare quei mignoli alzati. E le mani? A tastare tasche vuote. Niente caffè? Tutto quel trionfo di stimoli sensoriali per nulla? Per fortuna no, un caffè per voi c’è sempre. Si chiama caffè sospeso, ed è una vecchia tradizione napoletana. “Due caffè, uno per me ed uno per il prossimo che non potrà pagarselo”. Una tradizione per festeggiare i lieti eventi e per ribadire che a Napoli un caffè “non si nega a nessuno”.